sabato 29 dicembre 2012

"Vorrei che mi guardassi come guardi il tuo 6 sul compito di matematica"


Davvero? 
Con un'espressione da "Sì, va bene ma posso avere di meglio" ?
Non credo proprio.

Vorrei che tu mi guardassi come si guardano i tramonti. Quelli belli. Come quando stai tutto il giorno sulla spiaggia e proprio mentre stai per tornartene a casa rimani imbambolato, davanti a un tramonto e non sai cosa fare. Lo guardi, come se fossi un bambino di due anni alla scoperta del mondo! Ed è fantastico. Ti comporti come se non avessi visto mai niente del genere in vita tua, perché quel tramonto è diverso. E' speciale. Ne cogli tutte le sfumature dei colori, e delle nuvole, che assumono le forme più strane e simpatiche. Per la prima volta ti accorgi che prima o poi quel tramonto andrà via, e proprio per questo rimani a guardarlo. E lo osservi, incapace di capire se sia giusto restare lì senza agire, o andare via.

Tu, mi dirai: "Io il 6 in matematica lo guardo imbambolato e non so cosa fare. E' fantastico. E' diverso da ogni altro voto, ed è speciale. Ne colgo la forma, la calligrafia della prof e il colore della penna (tendente al rosso) che ha usato. Mi accorgo per la prima volta che quel 6 non andrà via. E' mio. Solo mio."

Ma ci sono così tanti 6 sparsi per il mondo. Tanti, uguali. E anche un po' anonimi. Non saranno mai belli come uno 0 o come un 10. Sono quelli, che ti fanno avere crisi isteriche quando li vedi. Tempeste al cuore, al cervello. In fondo questo 0 o questo 10 è mio. Nessuno ce l'ha. E proprio per questo è speciale, e non lo lascerò andare via.

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